Quando si parla di investimenti, gli ETF sono tra gli strumenti più utilizzati per accedere ai mercati finanziari in modo semplice e diversificato.

 

Gli ETF permettono di investire in un insieme di titoli con un’unica operazione, seguendo l’andamento di un indice di mercato. Per questo motivo vengono spesso utilizzati sia da chi si avvicina per la prima volta agli investimenti, sia da chi vuole costruire un portafoglio più strutturato.

 

Prima di scegliere se inserirli nel proprio portafoglio, però, è importante capire cosa sono gli ETF, come funzionano, quali rischi comportano e da cosa dipende il loro rendimento. In questa guida vedremo come investire in ETF in modo consapevole, quali tipologie esistono e quali aspetti valutare prima di acquistare.

Cosa sono gli ETF e come funzionano

Gli ETF sono strumenti di investimento che permettono di investire in tanti titoli diversi con un’unica operazione.

 

La sigla ETF significa Exchange Traded Fund, che si può tradurre in italiano come “fondo scambiato in Borsa”. In pratica, è un contenitore che raccoglie tanti investimenti insieme, ad esempio azioni o obbligazioni.

 

Per capire meglio, è utile partire dall’abc: un ETF segue un indice. Un indice è una specie di “lista” che rappresenta un mercato. Ad esempio, esistono indici che raggruppano le principali aziende di un Paese (come Italia o America) o di un settore (tecnologia, sanità AI ecc). Se queste aziende crescono, l’indice sale; se scendono, l’indice scende.

 

L’ETF replica l’andamento dell’indice. Questo significa che se l’indice sale, anche il valore dell’ETF tende a salire; se l’indice scende, anche l’ETF scende.

 

In questo modo, invece di scegliere una singola azione o obbligazione, si può investire in un intero mercato con un solo strumento.

 

Gli ETF si acquistano e si vendono in Borsa, come le azioni. La Borsa è il luogo (digitale) dove si comprano e vendono strumenti finanziari. Durante la giornata, il prezzo degli ETF cambia continuamente, in base alla domanda e all’offerta.

 

Dietro ogni ETF c’è una società che lo gestisce, chiamata emittente. Questa società si occupa di costruire il fondo e di far sì che segua l’indice nel modo più preciso possibile, acquistando i titoli che lo compongono.

 

Uno degli aspetti più importanti degli ETF è la diversificazione. Questo significa che, con un solo investimento, si entra in tanti strumenti diversi. In questo modo si riduce il rischio legato a un singolo titolo, perché il risultato dipende dall’insieme e non da una sola azienda.

Differenza tra ETF azionari, obbligazionari e monetari

Gli ETF si distinguono principalmente in base al tipo di strumenti che contengono.

 

Gli ETF azionari investono in azioni. Sono legati all’andamento dei mercati azionari e tendono ad avere una maggiore variabilità nel tempo, ma anche un potenziale di rendimento più elevato nel lungo periodo.

 

Gli ETF obbligazionari investono in titoli di debito, come obbligazioni governative o societarie. In genere presentano un andamento più stabile rispetto agli ETF azionari, ma con rendimenti mediamente più contenuti.

 

Gli ETF monetari investono in strumenti a breve termine, come titoli di Stato con scadenze ravvicinate. Sono utilizzati soprattutto per gestire la liquidità e hanno un livello di rischio generalmente più contenuto.

 

La scelta tra queste tipologie dipende dall’obiettivo dell’investimento e dall’orizzonte temporale.

ETF particolari: oro, criptovalute e settoriali

Oltre alle categorie principali appena viste, esistono ETF che si concentrano su ambiti specifici.

 

Gli ETF settoriali investono in particolari settori dell’economia, come tecnologia, energia o sanità. Permettono di puntare su aree specifiche, ma comportano anche una maggiore concentrazione del rischio.

 

Gli ETF sull’oro consentono di esporsi all’andamento del metallo prezioso senza acquistarlo fisicamente. Possono essere utilizzati per diversificare il portafoglio, ma il loro valore resta legato alle oscillazioni del prezzo dell’oro.

 

Gli strumenti legati alle criptovalute permettono invece di esporsi indirettamente a questo mercato, senza acquistare direttamente le criptovalute. Sono prodotti più recenti e spesso più volatili, quindi richiedono una valutazione attenta.

ETF, fondi e SICAV: quali sono le differenze?

La differenza principale tra ETF e SICAV riguarda il modo in cui viene gestito l'investimento.



Gli ETF adottano una gestione passiva. Questo significa che il loro obiettivo è replicare nel modo più fedele possibile l'andamento di un indice di mercato, come ad esempio un indice azionario globale, europeo o statunitense. Se l'indice sale, anche l'ETF tende a salire; se l'indice scende, l'ETF tende a scendere.

 

fondi comuni e le SICAV, invece, sono generalmente strumenti a gestione attiva. In questo caso un team di professionisti seleziona titoli e strategie con l'obiettivo di ottenere risultati migliori rispetto a un mercato o a un indice di riferimento. In altre parole, il gestore cerca di "battere il mercato" attraverso le proprie scelte di investimento.

 

Nessuno dei due approcci è migliore in assoluto. La gestione passiva punta a replicare il mercato con costi generalmente più contenuti, mentre la gestione attiva mira a generare un rendimento superiore, affidandosi all'esperienza e alle valutazioni dei gestori.

Quanto rendono gli ETF?

Quando si parla di rendimento degli ETF, è importante chiarire subito che non esiste un rendimento fisso o garantito. Gli ETF seguono l’andamento di un indice di mercato e il loro risultato dipende direttamente da questo.

 

Se un ETF replica un indice azionario, il rendimento dipenderà dalla crescita o dal calo di quel mercato. Se invece replica un indice obbligazionario, il risultato sarà legato all’andamento dei tassi di interesse e delle obbligazioni.

 

Nel lungo periodo, gli ETF tendono a riflettere le medie dei mercati. Ad esempio, storicamente:

  • i mercati azionari hanno avuto rendimenti medi più elevati, ma con oscillazioni più ampie;
  • i mercati obbligazionari hanno avuto rendimenti più contenuti, ma più stabili.

 

È però fondamentale capire che questi valori sono solo indicativi. Nel breve periodo, i risultati possono essere molto variabili: ci possono essere anni positivi e anni negativi.

 

Per questo motivo, gli ETF sono generalmente utilizzati con un orizzonte temporale medio-lungo, dove le oscillazioni tendono a distribuirsi e il risultato diventa più stabile.

Gli ETF sono sicuri? Quali sono i rischi? 

Gli ETF sono strumenti regolamentati e diffusi, ma come tutti gli investimenti comportano dei rischi che è importante conoscere.

 

Il rischio principale è legato al mercato di riferimento. Se l’indice seguito dall’ETF scende, anche il valore dell’investimento diminuisce. Questo vale per tutte le tipologie, anche per quelle considerate più stabili.

 

Un altro elemento da considerare è la variabilità nel tempo. Alcuni ETF, soprattutto quelli azionari o settoriali, possono avere oscillazioni anche significative. Questo significa che il valore può cambiare rapidamente, soprattutto nel breve periodo.

 

C’è poi un aspetto legato alla scelta dello strumento. Un ETF molto concentrato su un settore o su un’area geografica specifica può essere più esposto a determinati rischi rispetto a un ETF più diversificato.

 

Comprendere questi elementi permette di utilizzare gli ETF in modo più consapevole, evitando aspettative non coerenti con il loro funzionamento.

Gli ETF possono fallire?

Gli ETF non funzionano come un’azienda tradizionale, quindi non “falliscono” nel senso classico del termine.

 

Il patrimonio dell’ETF è separato da quello della società che lo gestisce. Questo significa che i titoli contenuti nell’ETF restano distinti e non vengono coinvolti in eventuali difficoltà dell’emittente.

 

Può però succedere che un ETF venga chiuso. Questo avviene quando lo strumento non ha sufficiente interesse da parte degli investitori o non raggiunge una dimensione adeguata.

 

In questi casi, l’investimento non viene perso: il capitale viene liquidato e restituito agli investitori in base al valore di mercato del momento.

Investire in ETF conviene davvero? Pro e contro

Gli ETF sono strumenti molto utilizzati perché offrono una combinazione di semplicità e accesso ai mercati. Tuttavia, è importante valutarli in modo completo.

 

Tra i principali vantaggi c’è la possibilità di investire in un intero mercato con una sola operazione. Questo consente una diversificazione immediata, senza dover selezionare singoli titoli.


Un altro aspetto riguarda i costi, generalmente più contenuti rispetto ad altri strumenti di investimento.

 

Accanto a questi elementi, esistono però anche dei possibili problemi, uno su tutti è che la semplicità può portare a sottovalutare il rischio, soprattutto quando si investe senza una strategia chiara.

 

Gli ETF sono quindi strumenti efficienti, ma devono essere valutati attentamente e non sottovalutati. 

Come investire in ETF

Investire in ETF non significa solo acquistare uno strumento, ma costruire un percorso nel tempo.

 

Il primo passo è definire l’obiettivo perché aiuta a scegliere quanto investire, per quanto tempo e con quale livello di rischio.

 

Il secondo elemento è la durata. Gli ETF vengono spesso utilizzati per investimenti di medio-lungo periodo, perché nel breve periodo il valore può oscillare anche in modo significativo.

 

Un altro aspetto riguarda il rischio. Alcuni ETF sono più stabili, altri più variabili. È quindi importante scegliere strumenti coerenti con la propria capacità di tollerare queste oscillazioni.

 

Solo dopo aver chiarito questi aspetti si passa alla scelta degli ETF. In questa fase si costruisce una strategia, cioè si decide come distribuire l’investimento tra diversi strumenti, evitando scelte casuali o concentrate su un unico mercato.

Dove comprare ETF

Gli ETF si acquistano tramite una banca o un intermediario finanziario, utilizzando un conto chiamato conto titoli.

 

Il conto titoli è lo strumento che permette di comprare e vendere investimenti, come ETF, azioni o obbligazioni. Senza questo conto, non è possibile operare sui mercati.

 

Il prezzo degli ETF cambia durante la giornata, perché dipende dalle contrattazioni tra chi compra e chi vende.

 

È importante utilizzare intermediari affidabili e regolamentati, perché garantiscono:

  • corretto funzionamento delle operazioni
  • trasparenza nei costi
  • sicurezza nella gestione del capitale

 

Grazie alla banca o il consulente è possibile ricevere supporto nella scelta degli strumenti e nella costruzione dell’investimento.

Come scegliere gli ETF migliori

Non esistono ETF migliori in assoluto, ma ETF più o meno adatti a ciò che si vuole fare.

 

Il primo passo è capire a cosa serve quell’ETF. Ad esempio, può essere utilizzato per:

  • investire in un mercato ampio (come quello globale);
  • concentrarsi su un’area specifica (Europa, Stati Uniti, ecc.);
  • puntare su un settore (tecnologia, energia, sanità).

 

Una volta chiarito questo, è importante guardare alcuni aspetti pratici.

 

In primis, è importante capire cosa replica l’ETF, cioè quale indice segue. Questo aiuta a capire in cosa si sta realmente investendo. Poi è importante valutare i costi di gestione. Anche se spesso sono contenuti, nel tempo possono fare la differenza sul risultato finale.

 

Un altro punto importante è evitare di scegliere un ETF solo perché ha reso bene in passato. I risultati passati non garantiscono quelli futuri e non sono sufficienti per prendere una decisione.

Quanti ETF avere in portafoglio?

Non esiste un numero ideale di ETF valido per tutti. In molti casi, pochi strumenti ben scelti possono essere sufficienti per ottenere una buona diversificazione.

 

Aggiungere molti ETF può rendere il portafoglio più complesso da gestire, senza apportare reali benefici. L’obiettivo non è aumentare il numero degli strumenti, ma costruire una struttura chiara e coerente.

Investire in ETF: crea il tuo portafoglio con il Banco di Sardegna

Investire in ETF richiede una valutazione attenta di diversi elementi: obiettivi, durata, livello di rischio e coerenza della strategia. Non esiste una soluzione unica, ma un percorso che deve essere costruito nel tempo.

 

Il Banco di Sardegna mette a disposizione soluzioni di investimento e supporto consulenziale per accompagnare questa fase. L’obiettivo è aiutare a definire una strategia chiara e sostenibile, scegliendo strumenti coerenti con le esigenze specifiche.

 

Attraverso il confronto senza impegno con un consulente è possibile analizzare la propria situazione, costruire un portafoglio diversificato e monitorarne l’evoluzione nel tempo.

 

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