I fondi comuni di investimento sono uno strumento piuttosto diffuso tra chi desidera far crescere il proprio risparmio, affidando la gestione a professionisti del settore. La loro popolarità deriva dal fatto che consentono di investire in modo semplice, senza dover seguire quotidianamente l’andamento dei mercati o scegliere personalmente i singoli titoli da acquistare. Capire come funzionano, quanto possono rendere, quali rischi comportano e in che modo vengono tassati è fondamentale per valutarne l’utilità all’interno di un piano finanziario personale.

Cosa sono i fondi comuni di investimento e come funzionano

I fondi comuni di investimento sono strumenti finanziari collettivi che raccolgono il denaro di più risparmiatori e lo investono in un portafoglio diversificato composto da titoli di natura diversa. L’idea alla base è quella di creare un patrimonio unico formato dalla somma dei capitali degli investitori, che viene gestito professionalmente con l’obiettivo di ottenere un rendimento nel tempo.

 

La gestione del fondo è affidata a una Società di Gestione del Risparmio (SGR). Si tratta di una società autorizzata che ha il compito di decidere come investire il patrimonio del fondo. La SGR sceglie quali strumenti comprare o vendere in base alla strategia stabilita nel regolamento del fondo e al livello di rischio previsto. In pratica, si affida la gestione del proprio risparmio a professionisti che seguono i mercati e prendono decisioni al posto dell’investitore.

 

Chi decide di investire in un fondo non acquista direttamente i singoli titoli presenti nel portafoglio ma sottoscrive quote del fondo. Ogni quota rappresenta una piccola parte dell’intero patrimonio. Il valore delle quote cambia ogni giorno in base all’andamento dei mercati. Se il valore dei titoli presenti nel fondo sale, il prezzo delle quote aumenta; se invece il valore scende, anche la quota si riduce. Il risultato dell’investimento dipende proprio da come varia nel tempo il valore di queste quote.

 

Un aspetto molto importante è che il patrimonio del fondo è separato da quello della SGR. Significa che il denaro dei risparmiatori non si mescola mai con quello della società che gestisce il fondo. Anche in caso di problemi finanziari della SGR, il patrimonio del fondo rimane protetto e continua a essere di proprietà degli investitori. Le attività del fondo sono inoltre custodite da una banca depositaria che controlla che ogni operazione sia svolta nel rispetto delle regole. Questa struttura offre un livello elevato di sicurezza e trasparenza.

I fondi comuni di investimento sono sicuri? Possono fallire?

Uno dei dubbi più diffusi riguarda la possibilità che un fondo comune di investimento possa "fallire". La risposta richiede una distinzione fondamentale tra due tipi di rischio: il rischio finanziario e il rischio di fallimento strutturale.

 

Il rischio di fallimento, nel senso tradizionale del termine, non riguarda i fondi comuni di investimento. Questo perché il patrimonio del fondo è un patrimonio separato rispetto a quello della SGR. La società che gestisce il fondo non può utilizzare il denaro dei risparmiatori per scopi propri e, anche se dovesse trovarsi in difficoltà economiche, il fondo rimane autonomo e può essere affidato a un'altra società senza che i risparmiatori perdano il proprio capitale.

 

Diverso è il rischio finanziario, legato all’andamento dei mercati. Poiché i fondi investono in strumenti finanziari, il valore delle quote può salire o scendere nel tempo. Se i mercati attraversano un periodo negativo, il valore dell'investimento può diminuire, anche se in molti casi questo effetto tende a ridursi nel lungo periodo. È importante comprendere che non esiste un fondo privo di rischi, ma esiste una protezione strutturale che impedisce al patrimonio del fondo di essere coinvolto in eventuali problemi della società che lo gestisce.

 

I fondi comuni di investimento offrono quindi una sicurezza giuridica legata alla separazione patrimoniale e alla presenza di una banca depositaria che controlla ogni operazione. Questo non elimina però le oscillazioni tipiche dei mercati, ma evita che il capitale possa essere compromesso da eventi non finanziari.

Classificazione dei fondi comuni di investimento

Per orientarsi al meglio tra le numerose soluzioni disponibili, è utile conoscere la classificazione dei fondi comuni di investimento, che si basa principalmente sul tipo di strumenti presenti nel portafoglio e sulla strategia di gestione.

 

  • I fondi obbligazionari investono soprattutto in titoli di Stato o obbligazioni emesse da società. Sono considerati strumenti più stabili rispetto ai fondi azionari e vengono spesso utilizzati per obiettivi di medio periodo. Il loro rendimento dipende dall’andamento dei tassi di interesse e dalla qualità degli emittenti.

 

  • I fondi azionari puntano principalmente sui mercati azionari. Sono più adatti a un orizzonte temporale lungo perché il valore delle azioni può oscillare significativamente nel breve periodo. Tuttavia, storicamente, i mercati azionari hanno offerto maggiori potenzialità di crescita nel lungo termine.

 

  • I fondi bilanciati combinano azioni e obbligazioni in proporzioni diverse, stabilite nella strategia del fondo. Questa categoria è pensata per chi desidera un equilibrio tra crescita e stabilità, riducendo la volatilità rispetto a un fondo totalmente azionario.

 

  • I fondi flessibili rappresentano una categoria particolare, in quanto non seguono una composizione prestabilita. La percentuale di azioni, obbligazioni o altri strumenti può cambiare nel tempo, in base alle decisioni della gestione e alle condizioni dei mercati. Sono fondi dinamici e richiedono un orizzonte temporale coerente.

 

  • I fondi monetari investono in strumenti a breve scadenza. Sono considerati i fondi con il rischio più contenuto, anche se di conseguenza offrono rendimenti potenzialmente più bassi. Vengono spesso utilizzati per impieghi temporanei della liquidità.

 

  • I fondi tematici seguono un tema specifico, come tecnologia, energie rinnovabili o infrastrutture. Sono fondi che concentrano gli investimenti su un settore o un trend preciso e possono risultare più volatili.

Rendimenti dei fondi comuni di investimento: cosa aspettarsi

I rendimenti dei fondi comuni di investimento dipendono da diversi fattori, tra cui l’andamento dei mercati, la strategia adottata, la qualità della gestione e il tempo di permanenza nell’investimento. Un elemento importante da considerare è che i rendimenti non sono mai garantiti: i risultati ottenuti in passato non assicurano performance future.

 

Nel breve periodo, i mercati possono essere soggetti a fluttuazioni anche significative, soprattutto per i fondi con una maggiore esposizione azionaria. Nel lungo periodo, però, la volatilità tende a ridursi e le probabilità di rendimento aumentano. Per questo motivo è consigliabile valutare i fondi con un orizzonte temporale coerente con il loro livello di rischio.

 

È utile analizzare le performance storiche non solo in termini di percentuali, ma anche confrontando i risultati con quelli del mercato di riferimento o con fondi della stessa categoria. Questo permette di capire se la gestione ha saputo creare valore nel tempo. È altrettanto importante osservare la costanza dei risultati, evitando prodotti che mostrano rendimenti occasionali non sostenuti negli anni.

 

Un aspetto da considerare riguarda i costi di gestione  che influenzano direttamente il rendimento netto per l’investitore. È importante conoscere tutte le voci di costo del fondo  perché anche differenze minime possono avere un impatto nel lungo periodo.

Conviene investire in fondi comuni? Vantaggi e svantaggi

Stabilire se conviene investire in fondi comuni di investimento dipende dagli obiettivi personali e dal profilo di rischio.

 

Il principale vantaggio è la diversificazione immediata. Acquistando anche una sola quota, si partecipa a un portafoglio costituito da decine o centinaia di titoli. Questo riduce l’impatto che il rendimento di un singolo titolo può avere sul risultato complessivo.

 

Un altro aspetto positivo è la gestione professionale. La SGR dispone di analisti, esperti di mercato e strumenti avanzati che permettono di selezionare gli investimenti più coerenti con la strategia del fondo.

 

I fondi sono inoltre strumenti accessibili, perché possono essere sottoscritti con cifre contenute e spesso offrono la possibilità di piani di accumulo che consentono di investire gradualmente.

 

Gli svantaggi riguardano principalmente i costi di gestione, che variano a seconda del tipo di fondo e possono incidere sul rendimento complessivo. Un ulteriore limite è legato alle oscillazioni di mercato: il valore dell’investimento può salire o scendere nel tempo, soprattutto per fondi più dinamici.

Tassazione dei fondi comuni di investimento: come funziona

La tassazione dei fondi comuni di investimento riguarda principalmente il momento in cui si vendono le quote del fondo. Quando il valore delle quote è più alto rispetto a quello pagato al momento dell’acquisto, si genera un guadagno. Questo guadagno si chiama plusvalenza.

 

In termini semplici, la plusvalenza è la differenza positiva tra quanto è stato investito e quanto si ottiene al momento del rimborso delle quote. Ad esempio, se si investono 1.000 euro e, al momento della vendita, il valore è salito a 1.200 euro, la plusvalenza è di 200 euro. Su questo guadagno si applica un’imposta pari al 26%. L’imposta non riguarda l’intero capitale investito, ma solo la parte effettivamente guadagnata.

 

Se invece il valore delle quote scende e la vendita genera una perdita, chiamata minusvalenza, questa può essere utilizzata negli anni successivi per ridurre le tasse su eventuali guadagni futuri. Le minusvalenze possono essere compensate con le plusvalenze nei quattro anni successivi, permettendo di ridurre la tassazione complessiva.

 

Un ulteriore aspetto riguarda il credito d’imposta. In alcuni casi, i fondi investono in strumenti finanziari situati all’estero che possono essere già tassati dallo Stato in cui si trovano. Il credito d’imposta serve proprio a evitare che lo stesso reddito venga tassato due volte. Grazie a questo meccanismo, l’imposta già trattenuta all’estero viene riconosciuta e sottratta da quella dovuta in Italia, garantendo una tassazione corretta e non duplicata.

L’affrancamento dei fondi comuni di investimento: cos’è e quando conviene

L’affrancamento è uno strumento fiscale che consente di aggiornare il valore delle quote del fondo pagando un’imposta sostitutiva agevolata, diversa da quella ordinaria del 26%. Con l’affrancamento si “azzerano” le plusvalenze maturate fino a una certa data, pagando un’imposta ridotta sulla differenza tra il valore iniziale e quello al momento dell’operazione.

 

Questa possibilità può risultare conveniente quando il valore delle quote è cresciuto nel tempo in modo significativo. In questo caso, pagando un’imposta agevolata si riduce la tassazione futura che si applicherebbe al momento del disinvestimento. Tuttavia, l’affrancamento non è sempre conveniente. Se dopo l’operazione il valore delle quote dovesse scendere, si rischierebbe di pagare un’imposta maggiore rispetto a quella che si sarebbe dovuta pagare in futuro. La decisione richiede quindi un’attenta valutazione del contesto e delle prospettive del fondo.

Fondi comuni di investimento e ISEE: cosa sapere

Quando si prepara la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’ISEE, è necessario indicare tutto il patrimonio mobiliare del nucleo familiare. In questa categoria rientrano anche i fondi comuni di investimento, che quindi devono essere dichiarati allo stesso modo di conti correnti, depositi o altri strumenti finanziari.

 

Per calcolare correttamente l’ISEE, occorre indicare il valore dei fondi riferito al 31 dicembre dell’anno precedente. Il dato esatto viene fornito dalla banca o dalla SGR attraverso un documento annuale che riporta il valore delle quote possedute. È quindi importante conservare questo documento o scaricarlo dall’area riservata online.

 

L’inserimento dei fondi comuni di investimento nell’ISEE può influire sul valore dell’indicatore finale. L’ISEE considera infatti tutto il patrimonio mobiliare complessivo, non soltanto il reddito. Se il patrimonio aumenta, anche l’indicatore ISEE può crescere, e ciò può incidere sull’accesso a bonus, agevolazioni o prestazioni assistenziali che prevedono limiti specifici.

 

Per chi ha più strumenti finanziari o possiede fondi da tempo, è utile tenere presente che anche piccole variazioni del patrimonio possono modificare l’ISEE in modo significativo, soprattutto quando ci si trova vicino alle soglie previste da determinate misure. Conoscere in anticipo l’impatto dei fondi sull’ISEE permette di gestire meglio il proprio patrimonio e di evitare sorprese durante la richiesta di agevolazioni.

Successione dei fondi comuni di investimento, anche cointestati

Quando il titolare di un fondo comune di investimento viene a mancare, le quote possedute entrano automaticamente a far parte dell’asse ereditario. Questo significa che quel patrimonio deve essere trasferito agli eredi secondo le regole previste dalla successione. Per avviare la procedura, la banca richiede alcuni documenti fondamentali, come il certificato di morte, la dichiarazione di successione e i documenti che identificano gli eredi. Una volta completati i controlli, gli eredi possono scegliere se mantenere le quote intestandole a loro nome oppure richiederne il rimborso.

 

La situazione è leggermente diversa nel caso di fondi cointestati. Se il fondo è intestato a due persone, la parte che appartiene al cointestatario ancora in vita rimane completamente sua e continua a essere gestita senza interruzioni. Solo la quota appartenuta alla persona deceduta entra in successione e deve essere trasferita agli eredi. Questo permette di tutelare il cointestatario, che non perde la propria parte del fondo.

 

Ogni banca può richiedere alcuni documenti aggiuntivi o prevedere passaggi interni specifici, ma la procedura è sempre regolamentata e segue criteri chiari e trasparenti. L’obiettivo è garantire che il trasferimento del patrimonio avvenga in modo corretto, rispettando sia i diritti degli eredi sia quelli del cointestatario, quando presente.

Differenza tra fondi aperti e fondi chiusi

La differenza tra fondi aperti e fondi chiusi riguarda soprattutto la possibilità di entrare e uscire dall’investimento. I fondi aperti permettono di acquistare o vendere le quote in qualsiasi momento. Il valore delle quote viene aggiornato ogni giorno, e il rimborso avviene seguendo le modalità indicate nel regolamento del fondo. Questa caratteristica rende i fondi aperti più flessibili e accessibili, perché consentono di modificare l’investimento in base alle proprie esigenze senza dover attendere periodi specifici.

 

I fondi chiusi, invece, funzionano in modo diverso. L’ingresso e l’uscita dall’investimento avvengono solo in momenti stabiliti, chiamati “finestre di sottoscrizione” e “finestre di rimborso”. Questi fondi vengono spesso utilizzati per progetti che richiedono tempi più lunghi, come investimenti immobiliari o infrastrutturali. Di conseguenza, il capitale rimane investito per periodi più estesi e non può essere rimborsato liberamente in qualsiasi momento.

 

La liquidabilità delle quote, cioè la possibilità di trasformarle rapidamente in denaro, risulta quindi più limitata nei fondi chiusi rispetto ai fondi aperti. Però proprio grazie alla loro struttura, i fondi chiusi possono offrire opportunità di rendimento diverse, legate alla natura specifica degli investimenti che finanziano.

Come scegliere un fondo comune: criteri pratici per i risparmiatori

L’analisi per scegliere un fondo comune deve partire dalla valutazione del proprio obiettivo d'investimento e del livello di rischio che si è disposti ad accettare. È importante comprendere se l’orizzonte temporale è di breve, medio o lungo periodo, perché questo influenza la tipologia di fondo più adatta.

 

La lettura del prospetto e del KID (Key Information Document) consente di conoscere la politica di investimento, il profilo di rischio, i costi e la volatilità storica. È utile anche osservare la continuità dei risultati nel tempo, evitando prodotti che presentano rendimenti occasionali e poco coerenti con la strategia dichiarata.

 

I costi rappresentano un ulteriore elemento fondamentale. Una differenza anche minima nelle commissioni può incidere sul rendimento nel lungo periodo, quindi è importante scegliere fondi con un rapporto equilibrato tra costi e qualità della gestione.

Come investire in fondi comuni con il Banco di Sardegna

Il Banco di Sardegna mette a disposizione una gamma diversificata di fondi comuni di investimento, gestiti da società specializzate e pensati per rispondere a esigenze e obiettivi differenti. È possibile scegliere tra fondi con vari livelli di rischio, strategie e aree geografiche, così da costruire un portafoglio su misura, coerente con l’orizzonte temporale e il profilo dell’investitore.

 

L’investimento può essere effettuato sia presso le filiali della banca, dove è disponibile un servizio di consulenza dedicata, sia attraverso i nostri servizi digitali. Le piattaforme online consentono di seguire l’andamento dei propri fondi in modo semplice, immediato e trasparente. Per chi desidera investire gradualmente, sono disponibili anche piani di accumulo che permettono di versare piccole somme periodicamente, rendendo l’investimento più flessibile e riducendo l’impatto delle oscillazioni di mercato.

 

I nostri consulenti sono sempre disponibili per fornire chiarimenti, supporto personalizzato e un’analisi professionale delle soluzioni più adatte alle proprie esigenze, accompagnando ogni scelta in modo consapevole e sicuro. Contattaci cliccando QUI.

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