Quando si parla di leasing, le formule più utilizzate dalle aziende o dai liberi professionisti sono il leasing operativo e il leasing finanziario. Due strumenti che possono sembrare simili ma che, in realtà, rispondono a esigenze diverse: il primo è pensato soprattutto per l’uso temporaneo di un bene con servizi inclusi, il secondo per chi punta alla proprietà finale.

 

Capire la differenza tra leasing operativo e finanziario è importante perché influisce sulla contabilità aziendale, sull’ammortamento dei beni e sui possibili vantaggi fiscali.

 

In questa guida si analizzeranno i due modelli contrattuali, con esempi semplici e spiegazioni chiare.

Cos’è il leasing operativo e come funziona

Il leasing operativo è una formula contrattuale che consente di utilizzare un bene pagando un canone periodico, senza che ci sia necessariamente l’obbligo o l’intenzione di diventarne proprietari al termine. Somiglia a un “noleggio” ma con caratteristiche più vicine al mondo aziendale e con servizi aggiuntivi che possono essere inclusi all’interno del contratto.

 

Una delle sue caratteristiche principali è la componente “all inclusive”: il contratto può comprendere manutenzione ordinaria e straordinaria, assistenza tecnica, cambio pneumatici, coperture assicurative e perfino la gestione burocratica. Un pacchetto che garantisce costi prevedibili e programmabili, evitando spiacevoli sorprese che rischierebbero di incidere sul bilancio.

 

Il leasing operativo si distingue anche per la grande flessibilità. Infatti, non è prevista una durata rigida e prefissata, l’utilizzatore può interrompere il contratto in qualunque momento o chiedere di sostituire il bene con una versione più moderna, senza necessità di lunghi preavvisi. Questo rende la formula molto interessante in quei settori in cui le tecnologie cambiano in fretta e i beni si svalutano rapidamente.

 

Un esempio tipico riguarda il mondo dell’informatica. Computer, server e apparecchiature simili diventano obsoleti in pochi anni; grazie al leasing operativo, un’azienda può restituire le attrezzature al termine del contratto e stipularne uno nuovo per macchinari più aggiornati, garantendosi così un parco tecnologico sempre efficiente senza dover immobilizzare grandi capitali.

 

Un ulteriore aspetto che lo rende semplice è la struttura contrattuale: nella maggior parte dei casi le parti coinvolte sono soltanto due. Questo accade quando il produttore di un bene lo fornisce direttamente tramite leasing operativo, senza intermediari. Quindi, l’utilizzatore finale si interfaccia solo con chi realizza il bene, riducendo la complessità del rapporto.

 

Le caratteristiche distintive del leasing operativo sono:

 

  • canoni ricorrenti, chiari e spesso comprensivi di servizi;
  • nessun obbligo di riscatto a fine contratto;
  • maggiore protezione dal rischio di obsolescenza;
  • contratto facile, talvolta con solo due soggetti coinvolti.

     

Esempio di leasing operativo

Facciamo un esempio di un caso semplice di leasing operativo.

 

Un’azienda decide di dotarsi di una flotta di auto aziendali. Ogni veicolo ha un valore di 30.000 euro. Invece di acquistare direttamente i mezzi, l’impresa opta per un leasing operativo della durata di 36 mesi.

 

Il canone mensile include non solo l’uso dell’auto, ma anche assicurazione, manutenzione ordinaria, pneumatici e assistenza stradale. Alla fine dei tre anni le auto vengono restituite e l’azienda può rinnovare la flotta con modelli più moderni.

 

In questo leasing operativo non c’è alcuna intenzione di diventare proprietari ma solo di avere auto sempre efficienti e aggiornate senza preoccuparsi della gestione e della rivendita.

 

Cos’è il leasing finanziario e come funziona

Il leasing finanziario è probabilmente la formula più diffusa e conosciuta tra le varie tipologie di leasing. Si tratta di un servizio che consente a un’impresa di diventare proprietaria di un bene e averlo a disposizione subito senza doverlo acquistare direttamente. Nel leasing finanziario entra in gioco un soggetto terzo, la società di leasing, chiamata anche locatore, che acquista il bene scelto e lo concede in uso all’azienda, la quale assume il ruolo di utilizzatore. A completare il quadro c’è poi il fornitore del bene, cioè il produttore o il rivenditore da cui il locatore effettua l’acquisto.

 

Il funzionamento è semplice: l’utilizzatore paga al locatore canoni periodici concordati contrattualmente e, al termine, può decidere se riscattare il bene pagando soltanto il valore residuo. La caratteristica principale del leasing finanziario è proprio questa: la libertà di scelta finale. In questo modo l’azienda beneficia dell’uso immediato del bene e può rinviare la decisione sull’acquisto definitivo, evitando di immobilizzare subito grandi somme di capitale.

 

Dal punto di vista contrattuale, il leasing finanziario è uno strumento molto flessibile ma con alcuni elementi ricorrenti. La durata è generalmente non inferiore ai tre anni e viene stabilita in base alla vita utile del bene. Questo garantisce che i pagamenti siano proporzionati al tempo in cui il bene può generare valore per l’impresa.

 

Questa forma di leasing è particolarmente apprezzata per l’acquisto di beni durevoli e strategici come macchinari industriali, impianti produttivi, attrezzature tecniche e persino immobili aziendali. L’obiettivo non è soltanto usufruire temporaneamente del bene ma inserirlo stabilmente nel patrimonio dell’impresa, rafforzando la capacità produttiva e il valore nel tempo.

 

Esempio di leasing finanziario

Per capire meglio come funziona, immaginiamo un’impresa che ha bisogno di un nuovo macchinario dal valore piuttosto elevato. Invece di acquistarlo subito, l’azienda stipula un leasing finanziario: la società di leasing compra il bene e lo mette a disposizione dell’impresa che, in cambio, paga delle rate mensili per alcuni anni.

 

Alla fine del contratto, l’impresa può scegliere se diventare proprietaria del macchinario pagando una piccola somma aggiuntiva, chiamata riscatto, oppure se restituirlo. In questo modo l’azienda ha avuto la possibilità di utilizzare da subito il macchinario necessario alla produzione, senza immobilizzare una grossa cifra iniziale, e, al termine, ha la libertà di decidere se tenerlo definitivamente o sostituirlo con un modello più moderno.

 

Questo semplice esempio mostra la logica del leasing finanziario: non si tratta soltanto di usare un bene per un certo periodo ma di poterlo trasformare in un vero investimento patrimoniale, utile a lungo termine per la crescita dell’impresa.

 

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Differenza tra leasing finanziario e operativo

La distinzione tra leasing finanziario e leasing operativo non riguarda soltanto le clausole contrattuali ma, soprattutto, l’approccio che un’impresa sceglie per gestire i propri beni.

 

Con il leasing finanziario si avvia un percorso che porta alla proprietà finale: i canoni versati nel corso degli anni si trasformano in un investimento che rimane all’interno del patrimonio aziendale. 
Il leasing operativo, invece, è pensato per l’uso temporaneo: il bene viene concesso in disponibilità insieme a una serie di servizi, con l’idea di restituirlo o sostituirlo al termine, senza preoccuparsi della gestione futura.

 

Le differenze si notano anche nei costi e nella composizione dei canoni
Nel leasing finanziario l’azienda sostiene un anticipo iniziale e poi paga rate generalmente più contenute, legate al valore del bene e agli interessi. 
Nel leasing operativo, invece, il canone può essere più elevato perché non copre soltanto l’utilizzo, ma include anche servizi accessori come manutenzione, assistenza tecnica e coperture assicurative. 
Questo rende il leasing finanziario più vantaggioso dal punto di vista del costo puro del bene, mentre l’operativo offre la comodità di un pacchetto completo che libera l’impresa da spese impreviste.

 

Anche la durata contrattuale è un elemento che le distingue. Il leasing finanziario ha in genere una durata pluriennale, spesso non inferiore a tre anni, calibrata sulla vita utile del bene e pensata per consentire all’impresa di ammortizzare l’investimento. 
Il leasing operativo, invece, è molto più flessibile: può prevedere periodi più brevi o lunghi, la possibilità di recesso anticipato e, in alcuni casi, la sostituzione del bene con un modello più recente. Questo rende la formula operativa particolarmente adatta a settori dove la tecnologia cambia velocemente o dove serve aggiornare frequentemente le attrezzature.

 

Un ulteriore elemento da considerare è il rischio di obsolescenza. Con il leasing finanziario, se il bene perde valore o diventa superato, è l’impresa a doverlo gestire e smaltire, perché resta nel suo patrimonio. Con il leasing operativo, al contrario, questo rischio passa al locatore: alla fine del contratto il bene può essere restituito o sostituito, garantendo sempre strumenti efficienti e aggiornati.

 

Ultimo ma non per importanza, c’è l’aspetto dei flussi di cassa. Il leasing finanziario richiede un impegno iniziale più alto ma garantisce rate più basse e costanti nel tempo; l’operativo, pur essendo più oneroso sul canone, assicura una gestione molto semplice, perché tutto è incluso e non ci sono costi extra legati alla manutenzione o a spese impreviste.

 

Questa distinzione, apparentemente semplice, ha effetti molto concreti.

In termini di pianificazione aziendale, il leasing finanziario si comporta più come un investimento: si aggiunge un bene al patrimonio e si spalmano i costi negli anni. 
Il leasing operativo, invece, è più simile a una spesa di gestione: costi certi e programmati, senza immobilizzazioni.

 

In conclusione, ecco un confronto sintetico sulla differenza tra leasing finanziario e leasing operativo.

 

 

Aspetto

Leasing Finanziario

Leasing Operativo

Obiettivo

Acquisto del bene al termine del contratto

Uso temporaneo, con restituzione o sostituzione

Proprietà del bene

Il bene diventa di proprietà dell’impresa

Il bene resta di proprietà della banca

Canone

Anticipo + rate basse legate a valore e interessi

Canone più alto, ma include servizi (manutenzione, assistenza, assicurazione)

Costo totale

Più conveniente per l’acquisto del bene

Più costoso, ma con pacchetto completo

Durata del contratto

Di solito lunga (≥ 3 anni)

Flessibile, con possibilità di recesso anticipato

Rischio obsolescenza

A carico dell’impresa (se il bene diventa obsoleto)

A carico del locatore (bene sostituito o restituito)

Flussi di cassa

Impegno iniziale maggiore, rate più basse

Canoni più alti, ma gestione semplificata

Tipo di gestione

Investimento (bene acquistato e ammortizzato)

Spesa di gestione (costi certi e programmati)

 

Ammortamento del leasing finanziario e operativo

Parlare di ammortamento significa capire come i costi di un bene vengono distribuiti nel tempo e, di conseguenza, come incidono sul bilancio di un’impresa. È proprio qui che emergono differenze importanti tra leasing finanziario e leasing operativo.

 

Nel leasing finanziario, il bene viene registrato tra le attività dell’azienda, come se fosse stato acquistato. Questo comporta che il suo valore non venga considerato tutto in una volta, ma venga spalmato su più anni, in base alla vita utile del bene. È ciò che in contabilità si chiama ammortamento: ogni anno il valore del bene diminuisce di una quota prestabilita e questa quota diventa un costo imputato al bilancio. Oltre a questo, le rate del leasing includono una parte di interessi che vengono anch’essi contabilizzati come costi finanziari.

 

Per chiarire con un esempio: se un macchinario vale 40.000 euro e può essere utilizzato per dieci anni, il suo valore sarà ridotto gradualmente nel tempo. Se l’azienda stipula un contratto di leasing finanziario di cinque anni, ogni anno registrerà una quota di ammortamento, così da distribuire il costo del macchinario in modo coerente con il suo utilizzo e con i ricavi che aiuta a generare. Alla fine del contratto, se il bene viene riscattato, resterà nel patrimonio aziendale con il suo valore residuo.

 

Nel leasing operativo lo scenario è molto diverso. Il bene, infatti, non diventa mai di proprietà dell’impresa: rimane della società di leasing. Per questo motivo non è previsto un ammortamento da parte dell’utilizzatore. L’azienda registra semplicemente i canoni periodici come costi d’esercizio, allo stesso modo di una bolletta o di un affitto. È un sistema molto più lineare perché non bisogna distinguere tra capitale, interessi o quote di ammortamento: il canone rappresenta l’unico costo e viene interamente imputato nell’esercizio in cui è sostenuto.

 

Contabilizzazione aziendale del leasing finanziario e operativo

Quando si parla della contabilizzazione del leasing operativo e finanziario ci si riferisce al modo in cui i due contratti vengono rappresentati nel bilancio aziendale.

 

Nel leasing finanziario il bene viene considerato a tutti gli effetti come se fosse acquistato dall’impresa. Per questo motivo compare tra le attività del bilancio mentre, sul lato delle passività, viene registrato un debito verso la società di leasing. Quindi, ogni canone pagato si divide in due parti: la quota interessi, che rappresenta un costo immediato, e la quota capitale, che riduce progressivamente il debito. Parallelamente, il bene viene ammortizzato negli anni in base alla sua vita utile. Questo meccanismo rende la contabilizzazione un po’ più articolata perché coinvolge sia lo stato patrimoniale sia il conto economico.

 

Nel leasing operativo, invece, il bene resta di proprietà della società di leasing e l’azienda che lo utilizza non lo iscrive tra le proprie attività. Quindi, non c’è un debito a lungo termine da registrare. I canoni versati vengono contabilizzati direttamente come costi d’esercizio senza bisogno di distinguere tra interessi, capitale o ammortamenti. Il risultato è una gestione molto più lineare che incide solo sul conto economico e non modifica la struttura patrimoniale dell’impresa.

 

Vantaggi fiscali del leasing operativo e finanziario per aziende

Dal punto di vista fiscale, le due formule presentano vantaggi diversi e distinti.

 

Nel leasing finanziario i canoni sono deducibili, ma solo se il contratto ha una durata minima proporzionata alla vita del bene. Per i beni mobili, ad esempio, il contratto deve durare almeno la metà del loro periodo di ammortamento mentre, per gli immobili, non meno di 12 anni.
Anche gli interessi passivi compresi nei canoni possono essere dedotti ma entro certi limiti: la legge consente la deduzione fino al 30% del risultato operativo lordo dell’impresa. Questo significa che le aziende con buoni margini possono sfruttare appieno il vantaggio, mentre chi ha ricavi più bassi deve fare più attenzione. Il leasing finanziario permette di diluire il costo del bene nel tempo e di ottenere benefici fiscali anche sugli oneri finanziari, rendendolo particolarmente utile per beni costosi e destinati a restare a lungo nel patrimonio aziendale.

 

Nel leasing operativo, invece, il discorso è molto più lineare: i canoni sono interamente deducibili come costi d’esercizio. Questo significa che l’impresa può portare in deduzione fiscale ogni pagamento fatto senza dover distinguere tra quota capitale, interessi o ammortamento. È un approccio più semplice che si traduce in un abbattimento diretto dell’imponibile e, quindi, delle imposte da pagare.

 

Per queste ragioni molte aziende dei settori caratterizzati da innovazione rapida, come l’informatica o la mobilità aziendale, preferiscono il leasing operativo: oltre a garantire costi certi e programmabili, permette anche di sfruttare appieno la deduzione fiscale in modo immediato e senza complicazioni.

Leasing Banco di Sardegna

Scegliere tra leasing operativo e finanziario non è sempre immediato perché ogni impresa ha esigenze diverse legate al settore, alla dimensione e agli obiettivi di crescita. Proprio per questo, il Banco di Sardegna mette a disposizione non solo una gamma completa di soluzioni di leasing ma anche un team di consulenti sempre pronti a valutare, insieme al cliente, quale formula risulti più vantaggiosa nel caso concreto.

 

Il Leasing Finanziario Strumentale è uno degli strumenti principali del Banco di Sardegna: consente di acquisire beni come macchinari, impianti, sistemi informatici o arredi con canoni periodici, senza un elevato esborso iniziale né garanzie ipotecarie. Tra i vantaggi ci sono la rateizzazione dell’IVA, l’opzione di abbinare coperture assicurative e la possibilità di riscattare il bene a fine contratto a un prezzo concordato. Inoltre, i canoni sono deducibili fiscalmente e l’ammortamento risulta più rapido rispetto all’acquisto diretto.

 

Oltre a questa formula, il Banco di Sardegna mette a disposizione soluzioni di leasing dedicate anche a veicoli, immobili e altri beni strumentali, così da rispondere a necessità diverse.

 

Grazie a questa varietà di opzioni e alla consulenza specializzata dei nostri consulenti, le aziende e i liberi professionisti possono contare su un supporto concreto per individuare la formula di leasing più adatta e trasformarla in un vero strumento di crescita per il proprio business.

 

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